Il perché e il perché no delle corse su strada

by deadmanwriting on 09/21/2015

Originalmente scritto per #TheSarzanasRunningTeam, blog di 4 + 1 fratelli che incidentalmente corrono. Troppo. Troppo poco. O troppo in fretta.

Non posso ritenermi un veterano delle corse su strada né tanto meno un esperto organizzatore, banalmente per il semplice fatto che la prima “medaglia” che ho messo al collo risale a poco più di due anni fa e solo ultimamente ho cominciato a gareggiare con più regolarità. Nonostante questo credo di aver maturato una certa consapevolezza rispetto a ciò che mi aspetto dall’organizzazione di una corsa e ciò che invece proprio non voglio vedere.

Fondamentalmente io odio le gare (salvo rare eccezioni), mi costringono ad alzarmi presto, a organizzarmi con la macchina, a ritirare il pettorale e tutte quelle menate che tutti noi conosciamo e che nascondono diverse incognite. Mettici il traffico, mettici gli scioperi, mettici il meteo ed ecco che il rischio che qualcosa non vada perfettamente. D’altra parte sono l’occasione per incontrare amici, per visitare posti nuovi, per correre dove mai non potrai correre in vita tua, per portarsi a casa una medaglia e quindi una ogni tanto mi scappa.

E quindi, che mi aspetto dall’organizzazione?

Mi aspetto che se ti scrivo su un qualsiasi canale tu abbia aperto verso i tuoi clienti (sì, perché paghiamo. E spesso neanche poco.) tu mi risponda.

Mi aspetto che se ti vanti su Facebook di aver raggiunto 4.800 iscritti poi ti premuri di avvisare tutti questi cristiani che arrivare alla partenza è difficoltoso perché le strade sono poche e non ti sei preoccupato di organizzarti al meglio con le autorità locali. Mi aspetto poi di non metterci un’ora per fare 1km all’uscita, manco fossimo al concerto di Bruce Springsteen o al ritorno dall’esodo di Ferragosto.

Mi aspetto che se le previsioni danno “diluvio universale” per la mattina della gara magari ci sia allestita un’area al coperto un po’ più ampia di quanto fosse stato originalmente previsto.

Mi aspetto che, anche se il giorno prima c’è un’altra gara – e non mi metto a discutere sulla scelta (discutibile) -, ci siano indicazioni chiare anche il sabato su dove trovare il ritiro pettorali e di non dover chiedere a persone a caso.

Mi aspetto che se l’orario di partenza è previsto per le 9.30 – salvo catastrofi naturali – alle 9.30 si parta. Non esiste ritardare di 20 minuti perché ci sono parecchie persone bloccate nel traffico perché tu non le hai opportunamente allertate.

E no, chissenefrega del pacco gara, ormai dopo la 10a partecipazione anche la maglietta figa non fa più lo stesso effetto e di integratori ne ho gli armadi pieni a casa e del volantino della Strasticazzi anche no. Chissenefrega del villaggio sponsor - a meno che tu non sia la Maratona di New York – alla fine gira e rigira sempre le stesse cose vedi, cambi uno sponsor con un altro ma il “sapore” è sempre uguale. E chissenefrega alla fine dei trentorcimila iscritti se poi appena c’è un imprevisto tutto crolla come a Jenga, anzi se si fosse anche qualcuno meno meglio. E chissenefrega se organizzi la 5km competitiva e non, la 10km competitiva e non, la 21km competitiva e non, la tapasciata dei vecchietti e la tombola all’oratorio, ma fai una cosa e falla fatta bene.

Ci sono poche cose che alla fin fine mi interessano: indicazioni chiare, tempi precisi, competenza e quella dannata medaglia alla fine della mia mezza maratona. Altrimenti me ne esco sul Naviglio a correre che tanto è meglio.

Ogni riferimento a fatti, organizzazioni e gare è puramente voluto. Cordialmente.

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