DeadManWriting
29apr/096

MerdaEmmenta

di dead.ZazzA

(Nessuno dei gusti sottocitati è stato assaggiato per la stesura di questo post)

Mercoledì mattina la lezione è tutt'altro che interessante ed è così che anche la minima cazzata è fonte di ispirazioni moleste e poco raccomandabili. Si parlava di un ipotetico nuovo yogurt banana e cannella (?!?!) nell'ottica di previsione della domanda di un prodotto nuovo. Preferirei non dar troppo peso alle numerose volte che è stato detto "visto che mi piace la banana", visti gli scontati doppi sensi e mi soffermerei sull'ignobile accostamento: BANANA E CANNELLA?! Non so, allora facciamo Cioccolato&Zola, Prosciutto&Funghi, Prugne&Ketchup, Spiedini&Ananas oppure, il qui sopra citato frutto della mia perversa fantasia, MerdaEmmenta... Ok, sto male solo a pensarci...

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12mar/090

Festa Mesta

di dead.Mike

picture-11

E sono 4 (di cui 3 che fan media, ma farebbe poca differenza, la media quella è. Ma fa niente)

Scusate il post ZazzA style, ma mi andava di condividerlo perchè inaspettato.

Per chi fosse curioso dei massimi delle singole domande: 3,3,2,8,8,6.

Stay tuned, more (much more, spero) to come.

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29gen/090

Polileggende

di dead.Zuc

http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Politecnico_di_Milano

sono 46 minuti che rido... non riesco a smettere...

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9nov/080

Cielo di piombo.

di dead.Mike

Due settimane dopo, qualche centinaio di km più a nord.

Torp Sanderfjord Luftahven. Un altro aeroporto, un'altra valigia, un altro umore.

La pioggia cade fredda e copiosa in questo angolo di Norvegia. 180 km su un bus grigio come il colore del cielo a fianco di un ubriaco maleodorante. Oslo è una città strana. Non ti da il benvenutoe certamente non ti da l'arrivederci. Appena si accorge che ci sei, ti da per scontato. Ricca ma non raffinata, un po' arrogante. Come un bel viso con il trucco sbagliato.

Come al solito, faccia alla pista, mi rintano su un tavolino con il mio caffè americano (o qualcosa che chiamano così) deciso a travasare se non i fatti miei, almeno il colore dei miei pensieri su questo blog, magari per la gioia di qualche lettore e la disperazione di altri.

Il rombo di un bi-elica mi distrae un momento. Arriva di fronte, non distinguo insegne, forse è privato? No, sono turisti.

Mi guardo intorno. La ragazza che all'andata aveva diviso con me il bus siede all'altro lato della sala. Curioso, l'avevo incontrata anche ieri, davanti all'Hard Rock Cafè, in Karl Joahn Gate.

Non è impossibile, la densità di popolazione è piuttosto bassa. Ora è al duty free, se quella bancarella può fregiarsi di tale nome.

I minuti passano, il caffè è ormai un alone sul fondo della tazza e non mi spiego come io possa sentire un retrogusto di sigaretta. Sono le 4, il sole è tramontato. Non che faccia molta differenza attraverso questa coperta di pioggia.

Hanno annunciato il gate, 12. Sono riluttante a lasciare questo posto e la sua presa di corrente, probabilmente non destinata all'uso del pubblico, come la rete a cui sono connesso.

Vorrei prendere un altro aereo, per un altra destinazione, e vorrei avere parole per altro che per uno stupido blog e riuscire a dirle al momento giusto. Quando anche io ne ho bisogno. Quando più ci voglio credere.

Stay tuned more to come.

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28ott/080

Aeroporti

di dead.Mike

Adoro gli aeroporti.

Posto che non credo sia dovuto all'umore, in genere vacanziero, con cui vi transito, perchè nella mia attuale situazione le sensazioni spaziano dall'attesa spasmodica dell'arrivo alla tristezza dell'ennesimo arrivederci.

Oggi attendevo l'annuncio del gate cercando inutilmente di trovare lati positivi al fatto che dovevo lasciare Copenhagen, e per facilitarmi il compito lasciavo la mia mente vagare.

Mi sono trovato a guardare attraverso i vetri del terminal, verso le aree di parking degli aerei, con la pista in lontananza. L'aeroporto (CPH Kastrup) è quello della foto, il tempo era un po' piu' clemente.

Interi minuti passavano mentre con gli stessi occhi del bimbo di tre anni che ero guardavo quei giganteschi bestioni metallici scendere dal cielo, e poi avvicinarsi al terminal, subito accolti da operosi omini minuscoli (raffrontati agli aerei) per prepararli al prossimo viaggio.

Non viaggio moltissimo in aereo, ma posso dire di farlo con una frequenza leggermente superiore alla media, specialmente negli ultimi anni. Eppure, anche se parte della magia ha fatto spazio alla consapevolezza del lavoro che vi sta dietro, guardare questo balletto mi affascina ogni volta. Come quando ero un bimbo di tre anni.

E mentre l'aeroporto veniva riempito dai suoni di un ensemble jazz di tre elementi nel mezzo del terminal (percussioni, contrabbasso e sax - Perchè a Malpensa no?) mi voltavo a guardare l'altro balletto: quello delle persone; bambini annoiati che vorticano attorno a genitori stressati, un uomo d'affari indiano con gessato-giacca-cravatta e turbante, l'hippy cresciutello con sandali e capello sciolto, le suore un po' spaesate, i backpackers d'oltreoceano insonnoliti che cercano di ricordare dove atterreranno domani mattina.

E i negozianti, custodi di un moderno bazaar, "sberluccicante" e griffato, pronti a capitalizzare il flusso quotidiano di persone che si trovano a passare per questa moderna oasi.

Poche cose danno l'idea della velocità a cui gira il mondo come guardare il traffico di storie e viaggi, fatto di passi veloci, tramezzini, tabelloni luminosi e annunci.

A proposito di annunci, è il mio volo.

Stay Tuned, more to come.

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