Sulla Fine Della Politica
Penso che la politica in Italia sia scomparsa ormai parecchi anni fa, penso che destra e sinistra siano solo nomi sbagliati dati a due fazioni contrapposte che svolgono l'unico lavoro di accaparrarsi i nostri soldi insultando i dirimpettai. Penso che oramai esista semplicemente chi è con Berlusconi e chi è contro, penso che i nomi dei partiti siano solo una semplice scusa per creare dei gruppi più o meno (direi meno) uniti, che se sei da una parte non ti puoi permettere di pensarla allo stesso modo di uno che sta dall'altra, per principio, mica per altro. Penso che questo osceno modo di fare le cose può avere una fine e tutto sommato non è neanche così difficile da realizzare: tutto ciò finirà, forse, quando B lascerà la politica e allora tutti si guarderanno intorno e non capiranno più niente, chi non troverà più i soliti piedi da leccare, chi non troverà più motivi per fare manifestazioni ogni giorno e se ne andranno anche loro con lui.
E allora, forse, si tornerà a fare della politica in Italia. Prima di allora possiamo solo stare freschi.
L’analfabeta politico
Diceva Brecht:
“Il peggior analfabeta è l’analfabeta politico.
Egli non sente, non parla né s’importa degli avvenimenti politici.
Egli non sa che il costo della vita, il prezzo dei fagioli, delle scarpe e delle medicine dipende dalle decisioni politiche.
L’analfabeta politico è così somaro
che si vanta e gonfia il petto dicendo che odia la politica.
Non sa, l’imbecille, che dalla sua ignoranza politica nasce la prostituta,
il bambino abbandonato, l’assaltante e peggiore di tutti i banditi,
che è il politico imbroglione, il mafioso, il corrotto,
il lacchè delle imprese nazionali e multinazionali”.
Ora, avendo appena terminato un piccolo dibattito politico con un soggetto del genere, ed essendo ormai nauseato dalle frasi che spuntano sui vari Social Network manco fossero funghi, gli stringerei la mano e ci berrei una birra col buon vecchio Brecht.
Notte.




