Le Stoviglie Domate

06/11/2009

Apro la porta di casa. Rumori metallici, finestra che sbatte. Sarà M che suona la batteria, penso. Saluto veloce “Ciao”, silenzio, “C’è nessuno?!”, silenzio, avrà le cuffie. Entro in camera e sistemo la borsa dell’università, questa lezione era proprio inutile, me ne sarei potuto stare tranquillamente sul divano invece che perdere due ore della mia vita ad ascoltare uno che mi parlava di, di che parlava?!, boh non ricordo neanche. Mi infilo in bagno per una doccia rinfrescante, l’umidità di questi giorni a Milano si attacca alla pelle, accendo la radio, continuo a sentire sto rumore metallico di sottofondo, starà suonando sulle pentole invece che sui tamburi forse.

Mi vesto, vado a controllare cosa sta facendo a sto punto, incomincia a diventare fastidioso, entro in cucina e “Oh cazzo!”, un ammasso di stoviglie mi guarda incazzoso dal lavello nell’angolo, non era M quindi che faceva tutto sto casino. Sono sporche, parecchio sporche e non sembrano intenzionate a farmi entrare. Chiudo la porta al volo, ragioniamo, loro sono tante e io uno solo, mi hanno colto di sorpresa. Mi armo di buon senso, mi faccio coraggio e rientro. “Ehi ragazze, lo so, è una settimana che non vi considero però adesso non mi sembra il caso di fare tutte queste scenate per un po’ dì…” *STOCK* una forchetta volante si infila nello stipite proprio di fianco al mio orecchio sinistro. Fuggo.

Ok la diplomazia non era decisamente la soluzione migliore da adottare, bisogna passare al drastico. Indosso i miei preziosi guanti gialli che già erano stati di fondamentale importanza per la missione su Bleach e mi butto in cucina con un mezzo carpiato per sviare il temibile avversario. Evito i primi attacchi, ormai le forchette non sono un problema, un bicchiere mi sfiora, un pentolino mi colpisce sulla spalla. Un dolore lancinante mi percorre tutto il corpo, è quasi insopportabile ma devo andare avanti! Con l’aiuto del tavolo come scudo riesco ad aggirare l’ammasso metallico, non si aspettava questa mossa, gli sono dietro, lo blocco e gli infilo la testa sotto l’acqua. “Annegate, stronze! CREPATE”, pieno di adrenalina urlo come un forsennato. Si dimenano le stoviglie, cercano di divincolarsi, nonostante il dolore alla spalla resisto, oramai sono mie. Quando alla fine si fermano le lascio andare e rimango estasiato ad ammirare l’ultimo rantolo di vita che le percorre, un bagliore rosso e poi la morte. Sono vivo…

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