Io Sono Leggenda

01/14/2010

Approfitto della presenza di “Io sono Leggenda” in televisione per rispolverare una cosa che alcuni di voi si saranno sicuramente persi. Approfitto anche che ormai il mio contratto con Babel è terminato da più di un anno e quindi non sono più vincolato dal silenzio professionale e posso dire tutto ciò che mi va.

Correva l’anno 2008, io me ne stavo a Brighton in Inghilterra e lavoravo in questa bellissima azienda, Babel Media, che testava videogiochi, però non quei videogiochi ultrafighi a cui poi voi tutti giocate (beh, eccezion fatta per Fallout 3), ma tutti quei giochi che quando vedete negli scaffali pensate “ma chi cacchio li compra sti cosi?!”. Ecco, quelli lì. Sta di fatto che io ci lavoravo ed ero anche ben pagato quindi non facevo troppe storie. Se non fosse che ad un certo punto è arrivato in testing il videogioco di Wall E, per qualsiasi console esistente sulla terra e chissà per quali sfiga io ho dovuto lavorarci su tutte quante fino allo sfinimento. Al terzo giorno ero già arrivato a finire il giochino in tre ore nette, quindi nel turno di lavoro lo finivo due volte, tanto che ad un certo punto mi hanno messo a fianco ad un norvegese che vedeva il joypad per la prima volta nella sua vita dicendomi “tu gioca, lui controlla”. Così anche con lo svedese e forse anche con un altro, ma questo potrebbe essere uno scherzo della memoria. Sta di fatto che ormai ero diventato il punto di riferimento per tutti i giocatori di Wall E dell’azienda e la cosa se in un primo momento era anche tutto sommato esaltante dopo poco è diventata snervante. E poi voglio vedervi a giocare allo stesso gioco per sette ore e mezza al giorno, per tre settimane a fila. Sta di fatto che preso da scleri, nervosismo e deliri di onnipotenza il mio cervello ha partorito questa rielaborazione in cui mi presento al fianco del mio robottino amato/odiato come l’unico sopravvissuto a Babel.

Lo so, non sono tutto normale dopotutto…

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