Life On Twitter

09/10/2010

Non so quanti lo sappiano qua sopra, anche perchè da quanto ho tolto il badge (l’ho tolto? non ricordo) da bordo pagina è ancora più difficile da scoprire, ma ho Twitter. Ebbene sì. E anche da un po’ a volerla dire tutta, dal 26 maggio del 2008 se proprio vogliamo fare i precisini.

Ci sono un po’ di cose che mi piacciono di Twitter, devo ammetterlo, e che me lo fanno preferire a tanti altri social network che popolano la rete: l’immediatezza, la portabilità, il limite dei 140 caratteri, la possibilità di poterlo usare come un sistema di SMS praticamente gratuito dopo aver pagato il traffico internet mensile, il fatto che non preveda un reciproco scambio di “amicizia”. Quest’ultima cosa in particolare.

Ultimamente Twitter s’è riempito di gente, almeno rispetto all’anno scorso, e gli effetti si vedono. Il rumore generato è decisamente maggiore, i followers aumentano e se ne vedono di tutti i colori, tipo utente appena aggiunta che incomincia ad aggiungere gente a caso sperando che questi ricambino senza che abbia ancora scritto nulla – no, non di interessante, non pretendo tanto neanche da me. Per non parlare poi degli “utenti suggeriti”, la maggior parte dei quali manco lo usa personalmente Twitter, ma vabbè, questo è un altro discorso.

Dicevo. Diversamente dagli inizi s’è sparsa questa abitudine che se io comincio a seguire te è buona abitudine ricambiare la mia “amicizia”. E io invece penso di no. Quello che mi piace di Twitter è proprio la possibilità di poter seguire le persone che mi interessano senza che loro debbano obbligatoriamente sottoscrivere me e viceversa.

Mi capita sempre più spesso quando vado a sbirciare chi mi ha aggiunto come following di vedere molti profili di utenti pieni solamente di reply e qualche twit “originale” sparso qua e là quando sono fortunato. Ecco io questi non mi sento di volerli aggiungere per il semplice fatto che l’unico effetto che ottengo è quello di incasinare la mia timeline. Non dicono nulla di nuovo, fanno solo conversazione (che voglio dire, ci sta, scelta personale) non producono e non condividono contenuti, quindi non li ritengo così interessanti da doverli aggiungere. Con questo non voglio dire che non interagisco con loro, anzi. Vista la presenza di molti strumenti, quali i client Twitter e le notifiche push che mi permettono di sapere quando qualcuno mi scrive anche se non lo seguo ho l’accortezza di rispondere e parlare con tutti quelli che mi contattano. Ecco, questo comportamento a volte viene percepito come snob (in perfetto stile “Regola 22″ del Twitterfesto – fortuna che c’è gente che riesce a godersi la vita), ma così non è, per tutte le motivazioni di cui sopra.

Peggio ancora è quando smetti di seguire una persona per i più svariati motivi, vuoi che non ti interessa più, vuoi che boh quel giorni hai i coglioni girati e ti va di cancellare gente. Ecco, la cosa divertente è che spesso – non sempre, per fortuna – questa persona per ripicca smette di seguirti all’istante (dannati siano tutti quei servizi che ti avvisano in tempo reale appena uno scoreggia) adottando la tanto osannata arte del defollow back. Ora, se a me interessa ciò che scrive una persona continuo a seguirla indipendentemente da questo per il semplice fatto che mi piace leggerla. Ma pare non essere così per tutti. Amen. Twitter è bello perchè è vario, evidentemente.

Comunque il tutto poteva tranquillamente essere riassunto con due twit pubblicati in questi giorni da teofish:

  • Regola n.1 del defollow. se defollowi qualcuno e questo fa altrettanto subito dopo, dovevi smettere di seguirlo prima.
  • egola n.2 del defollow. se dopo averti defollowato scrive «addio stronzo». beh, sei in ritardo pauroso.
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