There Are No More Halves Seasons

10/13/2009

Me ne stavo comodo comodo sulla panchina della banchina della stazione di Lodi, riflettevo sui massimi sistemi, sul tempo, sull’università, su quella lezione che mi aspettava in un’aula molto grande ma comunque troppo piccola per contenerci tutti e sulla necessità estrema quindi di arrivare in orario per fiondarmi su un posto a sedere, pensavo alla stranezza del fatto che alla mia destra stava seduta una tizia in canottiera e infradito e alla mia sinistra c’era un gruppo di persone di colore con tanto di Woolrich invernale e cappellino di lana, io nel mezzo me ne stavo con una felpa alla faccia delle mezze stagioni. Dicevo, me ne stavo bellamente seduto al tepore di un fin troppo caldo sole autunnale disquisendo tra me e me delle mille cazzate (e più) che mi passano giornalmente per la testa quand’ecco la doccia fredda di Trenitalia “il suo treno che l’avrebbe portata in orario in aula per prendere posto oggi è in ritardo, no non ti diciamo quanto prima che poi ti illuda. Ci scusiamo ma dovrà seguire la lezione in piedi”.

*aggiungere parolacce e improperi a piacere*

Ma avvisare prima che mi lasciassi sfilare sotto il naso il treno regionale che fa tutte le fermate ma che perlomeno arriva a destinazione in tempo utile era troppo faticoso? E evitare di ripetere ogni 30 secondi trenta che il mio treno è in ritardo non vi pare un gesto di normale cortesia per evitare rotazioni basso ventrali tali da far sollevare la panchina su cui sono seduto?

Per qualche strana congiuntura astrale (o forse perchè in Trenitalia a qualcuno sono cominciate a fischiare e a sanguinare terribilmente le orecchie) son comunque riuscito a raggiungere l’aula un minuto prima dell’inizio e a trovare un nascostissimo posto per qualche motivo non ancora occupato. Qua la gente non se ne rende conto, ma qualcuno oggi ha rischiato di morire per mano mia…

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