Piccolo spazio attualità

by dead.Zuc on 05/17/2011




Ciao, sono sempre io, quello che ogni tanto si ricorda di avere un blog e che fa finta di niente, ma poi ogni tanto si lascia sopraffare dalla malinconia e quindi ci scrive qualcosa.

Oggi, del tutto controcorrente rispetto al resto dell’informazione italiana, vorrei parlare di elezioni amministrative a Milano. Sebbene come previsto si andrà al secondo turno elettorale, tutti sarete d’accordo con me nell’osservare che il centrodestra ha preso una bella legnata sulle gengive, mentre molti storceranno il naso non appena mi sentiranno affermare che il merito di Pisapia è praticamente nullo. Finisco il caffè e vi spiego subito cosa intendo dire.

NB: i dati di cui parlo sono liberamente disponibili qui (2011) e qui (2006).

Un errore piuttosto diffuso durante la giornata successiva all’Election Day è quello di tirare le somme parlando di percentuali, e quando le analisi si limitano a queste considerazioni è facile uscirne con facilonerie e giudizi superficiali. A me piacerebbe, invece, condividere con voi un paio di osservazioni a partire dai voti presi da ciascun candidato (quindi dai valori assoluti), confrontando queste elezioni con quelle di 5 anni fa. Vi prometto che sarò breve.

Iniziamo con un dato che non ha subito variazioni sensibili: l’ammontare di schede bianche/nulle era di circa 16mila nel 2006 e rimane attestato su quella soglia. Teniamo a mente questo valore e calcoliamo ora di quanto è variato il numero di persone che hanno affollato le urne durante questo weekend rispetto alla precedente tornata elettorale: 695.912 nel 2006 contro i 673.185 del 2011 fanno un gruzzolo di quasi 23mila voti in meno.

Lato PISAPIA – 315.862 voti contro i 319.487 di Bruno Ferrante (candidato del centrosinistra nel 2006), una differenza di pochissimo impatto, circa 3.600 voti in meno. Alt un attimo: se tanto mi dà tanto, Pisapia non ha fatto altro che riportare ai seggi esattamente gli stessi elettori di 5 anni fa. Ohibò. Com’è possibile? Facile: la lista civica del Pisa prende 22mila voti in meno rispetto alla sua equivalente in epoca Ferrante, ma salta subito all’occhio che Sinistra Ecologia e Libertà + Rifondazione ne guadagnano 12mila. I 22mila in meno sulla lista civica sono presto giustificati quindi da questi (SEL+RIF) e dai circa 10mila in più collezionati dal PD. Quest’ultimo ruba, poi, qualche voto qua e là a liste che prima confluivano nell’Ulivo (i Verdi su tutti) e mette da parte 37mila preferenze in più rispetto a 5 anni fa. L’unico dato relativamente sorprendente è che le preferenze secche al candidato senza l’appoggio delle liste sono calate di 14mila e rotte crocette. Sintesi: Ferrante era più simpatico di Pisapia, ma non solo: a quest’ultimo – come già anticipato poco fa – non va attribuito alcun merito se non quello di aver fatto customer retention. Ma mica era il candidato rivoluzionario, l’eroe, l’uomo del cambiamento?

Lato MORATTI – e qui si ride, anche perché c’è poco da commentare. 80mila voti persi, che sono andati rispettivamente a Palmieri (36mila), Calise (21mila) più quelli buttati via tra candidati sparsi (3mila) e gente che ha preferito rimanere sul divano (20mila). Tutto torna: la Moratti si è resa responsabile di una campagna elettorale insipida, fatta di slogan e harakiri mediatici che non solo non le hanno permesso di conquistare una fetta più grande di elettorato, ma non hanno convinto nemmeno parte coloro che all’ultimo appuntamento ai seggi l’avevano votata. Se c’è una cosa che mi hanno insegnato (e spero non solo a me) fin da piccolo è che ognuno deve rendere conto delle proprie azioni; ognuno, Letizia inclusa.

Concludo: con ogni probabilità i due si devono rigiocare tutto daccapo, anche perché – contrariamente a quanto ho sempre pensato – c’è quel Movimento 5 Stelle che non pare aver piluccato voti dal centrosinistra, anzi. Se a questo aggiungiamo la considerazione di prima (Pisapia che riporta alle urne i suoi stessi elettori, non uno di più) abbiamo tutti gli indizi per pregustarci una bella sfida. Stiamo a vedere!

Zuc