Di centrali, allarmismi e di altre storie (Visetti incluso)

by dead.Zuc on 04/13/2011

Ciao, mi chiamo Zuc e mi piacerebbe molto sapere chi di voi ultimamente sia riuscito a leggere un qualsiasi quotidiano (sia esso web o paper-based) senza provare una fortissima irritazione alle facoltà intellettive. Nella giornata di ieri, infatti, ha fatto il giro del mondo la notizia che l’incidente di Fukushima ha subito un innalzamento del livello di allerta al grado 7 della scala INES, e voi credete che la stampa si sia limitata a raccontare le cose come stanno senza approfittarne? Macché, sarebbe più facile che mi succeda di trovare Megan Fox nuda sul tavolo della sala riunioni esattamente fra 3, 2, 1… adesso! Azz, non è comparsa.

Comunque, stavo dicendo: i nostri bravi giornalisti, ovviamente, si sono infilati il costume da bagno e ci hanno sguazzato per tutto il giorno in questa notizia, producendosi in certe acrobazie titolistiche da lasciare senza fiato:

 

 

Allora, vediamo di capirci un attimo. La scala INES, esattamente come la scala Richter per i terremoti, è un metro di riferimento per la valutazione dell’entità di un incidente nucleare. Dato che cifre e grafici risulterebbero di scarsa comprensibilità, quelli dell’AIEA si sono inventati questa cosa che permette a tutti di avere una percezione chiara e concreta di quanto accade. Bene, Fukushima è passata dal grado 5 al grado 7, vediamo di che si tratta:

“Major release of radio-­active ­material with widespread health and environmental effects requiring implementation of planned and extended ­countermeasures”

Che significa:

“Rilascio massiccio di materiale radioattivo con conseguenze sulla salute e sull’ambiente che richiedono l’implementazione di contromisure estese e pianificate”

È facile rendersi conto di come questa definizione possa significare contemporaneamente tutto e il contrario di tutto. Veramente Fukushima è come Chernobyl? Per rispondere a questa domanda conviene rivolgersi a qualcuno che se ne intenda veramente e che non ci farcisca il cervello con affermazioni false e tendenziose. Questo articolo sull’IEEE Spectrum è un ottimo punto di partenza, e mi pare che non usi certo mezzi termini:

Ma la situazione a Fukushima è così terribile come nel disastro di Chernobyl? In breve: no. Quando il reattore della centrale nucleare di Chernobyl esplose nel 1986, ha schizzato in alto nell’aria materiale radioattivo. Quindi la grafite ha iniziato a bruciare, e questo ha causato l’emissione di un pennacchio di fumo radioattivo nell’atmosfera. La diffusione del fumo ha portato il materiale radioattivo su di un’area molto ampia, e più di 300mila persone sono state alla fine evacuate e sistemate in aree più sicure.

In totale l’incidente di Chernobyl ha rilasciato una quantità stimata in 14 milioni di terabecquerel di materiale radioattivo. Ci sono diverse stime per le emissioni totali a Fukushima Dai-1, ma sembra chiaro che le radiazioni rilasciate siano molto inferiori a quelle di Chernobyl. Secondo la Japan’s Nuclear and Industrial Safety Agency (NISA), la centrale ha rilasciato 370mila terabecquerel di materiale radioattivo ad oggi, mentre la Japan’s Nuclear Safety Commission stima 630mila terabecquerel.

Appena di seguito, poi, si legge:

Si suppone che gran parte delle emissioni siano capitate nei giorni immediatamente successivi al terremoto e allo tsunami dell’11 marzo, quando una serie di esplosioni hanno scosso la centrale e prodotto scoppi di vapore e fumo. I venti hanno mandato una buona parte delle emissioni in mare.

Pertanto, anche un sasso capirebbe che il paragone con Chernobyl c’entra come i cavoli a merenda. Come se tutto ciò non fosse sufficiente, andiamo a leggere quanto riporta ieri l’Ambasciata Italiana:

Questa proposta di revisione del livello INES non è conseguenza né di un deterioramento della situazione attuale ai reattori di Fukushima-I, né di un aumento dei livelli di radioattività, né di una revisione dei valori finora registrati, ma rappresenta invece una stima quantitativa globale del rilascio di materiale radioattivo all’esterno dell’impianto e della conseguente diffusione nell’ambiente. Ne consegue che questa valutazione non comporta nessun cambiamento delle condizioni di rischio radiologico. Cio’ vale in generale ed ovviamente anche per la regione di Tokyo.

La conclusione? Questo allarmismo forzato, esagerato e infilato in ogni dove mi fa letteralmente girare le palle. Capisco che non sto certo scoprendo io, hic et nunc, la piaga del terrorismo psicologico, però mi infastidisce proprio questo non riportare i dati di fatto semplicemente come stanno, e il motivo è presto detto: nel 99% dei casi si perderebbe tutta la “spettacolarità”.

In più mi tocca anche sentire gente come Visetti parlare su La Repubblica. Nel caso vi stiate chiedendo se sia proprio quel Visetti che aveva già largamente pisciato fuori dal vasino in questa e quest’altra occasione, la risposta arriva subito: sì, è proprio di lui che stiamo parlando. Lo stesso personaggio che ha fatto ridere metà del Web e che trova ancora, ahimé, il coraggio di riprovarci.

Dal canto mio ho già in mente come muovermi per dare il mio contributo: aiuterò questo signore a trovare un’occupazione più adatta alle sue capacità. Per ora ho qui davanti inserzioni per un bagnino a Bolzano, un assaggiatore di merendine, un allenatore di falene da combattimento e un raddrizzatore di banane.