Cielo di piombo.

by dead.Mike on 11/9/2008

Due settimane dopo, qualche centinaio di km più a nord.

Torp Sanderfjord Luftahven. Un altro aeroporto, un’altra valigia, un altro umore.

La pioggia cade fredda e copiosa in questo angolo di Norvegia. 180 km su un bus grigio come il colore del cielo a fianco di un ubriaco maleodorante. Oslo è una città strana. Non ti da il benvenutoe certamente non ti da l’arrivederci. Appena si accorge che ci sei, ti da per scontato. Ricca ma non raffinata, un po’ arrogante. Come un bel viso con il trucco sbagliato.

Come al solito, faccia alla pista, mi rintano su un tavolino con il mio caffè americano (o qualcosa che chiamano così) deciso a travasare se non i fatti miei, almeno il colore dei miei pensieri su questo blog, magari per la gioia di qualche lettore e la disperazione di altri.

Il rombo di un bi-elica mi distrae un momento. Arriva di fronte, non distinguo insegne, forse è privato? No, sono turisti.

Mi guardo intorno. La ragazza che all’andata aveva diviso con me il bus siede all’altro lato della sala. Curioso, l’avevo incontrata anche ieri, davanti all’Hard Rock Cafè, in Karl Joahn Gate.

Non è impossibile, la densità di popolazione è piuttosto bassa. Ora è al duty free, se quella bancarella può fregiarsi di tale nome.

I minuti passano, il caffè è ormai un alone sul fondo della tazza e non mi spiego come io possa sentire un retrogusto di sigaretta. Sono le 4, il sole è tramontato. Non che faccia molta differenza attraverso questa coperta di pioggia.

Hanno annunciato il gate, 12. Sono riluttante a lasciare questo posto e la sua presa di corrente, probabilmente non destinata all’uso del pubblico, come la rete a cui sono connesso.

Vorrei prendere un altro aereo, per un altra destinazione, e vorrei avere parole per altro che per uno stupido blog e riuscire a dirle al momento giusto. Quando anche io ne ho bisogno. Quando più ci voglio credere.

Stay tuned more to come.