Il ritorno del Boss

by dead.Zuc on 06/26/2008

Copertina ultimo CD di Bruce Springsteen - MAGIC

Sono le 19 del 24 giugno. Beh, voi direte, in realtà sono le 21 del 26, ma fa niente, seguitemi un secondo nella ricostruzione degli eventi di quella che è stata una giornata fantastica.

Dicevo, sono le 19 di martedì 24 giugno. Il mio cellofono squilla con un numero sconosciuto: “Pronto!?”… “Pronto ciao tu devi essere Michele”… “Esatto”… “Beh, ciao, noi non ci conosciamo ma io ho 2 biglietti per il concerto di domani di Bruce Springsteen a San Siro”. Qui è doverosa una spiegazione: io li avevo, li ho acquistati il giorno stesso in cui hanno aperto le vendite (che si sono chiuse per sold-out 72 ore dopo). Fatto sta che ho dovuto cederli per motivi che non sto qui a spiegare ora, e mi ero già messo il cuore in pace, ma quella telefonata mi ha sconvolto la vita… Per la cronaca, sta tizia al telefono era la sorella di un mio collega che sapeva di questa mia passione per il Boss.

Terminata la chiamata il mio cervello inizia la scansione di tutte le persone a me note con l’intento di trovare un valido compare per l’avventura… prontamente chiamo il mitico Palla che, nonostante l’esame orale di maturità fissato per venerdì, accetta di buon grado.

Fast-forward alle 15 di ieri (mercoledì) – Dopo la sigaretta di rito io e Palla partiamo da S. Angelo a bordo della mitica 147; direzione Milano, con l’idea di parcheggiare in un posto facilmente raggiungibile con i mezzi in modo da non andare a incasinarsi in zona stadio. Sfiga (o culo) vuole che sbagliamo strada per colpa di una deviazione improvvisa del traffico e dopo 20 minuti di girovagare a casaccio ci ritroviamo in Piazzale Lotto. Perfetto. Sfacchinata di 2 km a piedi per ritirare i biglietti dello show e poi tappa al Mc Donald’s obbligatoria. Nel frammentre c’è stata una piccola parentesi di viaggio in bus per tre fermate durante il quale abbiamo timbrato il biglietto sotto gli occhi di quel babbeo di un controllore con la faccia da Javier Bardem (click) salito a bordo proprio quando noi dovevamo scendere…

Disavventure a parte, il concerto inizia verso le 20.40… Il resto è storia, o meglio, ce lo facciamo raccontare dal sito delrock.it.

Bruce Springsteen trionfa a San Siro e conquista Milano

Il pubblico di San Siro ha decretato l’ennesimo trionfo italiano per Bruce Springsteen e la sua E-Street Band. Milano, come già avvenuto nello scorso novembre, ha ospitato l’unica data italiana del tour del musicista del New Jersey, che proprio alla Scala del calcio aveva tenuto il primo concerto della sua carriera nel nostro Paese. Molti, fra gli spettatori di ieri sera, erano presenti anche in quell’ormai lontana estate del 1985, e ancora di più erano coloro che applaudirono Springsteen a San Siro anche nel 2003. Biglietti esauriti da tempo, con i bagarini che, probabilmente, hanno fatto male i loro conti, dal momento che un paio d’ore prima dell’inizio del concerto svendevano i biglietti per il prato a soli 30 euro, 15 in meno del prezzo ufficiale.

Quello di Milano era il primo concerto in Italia dopo la scomparsa di Danny Federici, veterano della E-Street Band portato via da un melanoma nella scorsa primavera. Ma di malinconia non se n’è vista per niente. Tutt’altro: fin dall’apertura, affidata a Summertime Blues di Eddie Cochran, padre del rock’n’roll scomparso nel 1960 a soli 22 anni, si è capito che sarebbe stata una serata all’insegna del divertimento. Se è vero, come spesso è stato scritto, che Bruce Springsteen rappresenta la migliore sintesi possibile tra la profondità e la capacità di raccontare di Bob Dylan e la fisicità e la presenza scenica di Elvis Presley, è indubbio che lo Springsteen visto ieri sera è stato molto Elvis e molto poco Dylan.

Nonostante i sessant’anni ormai alle porte, i Boss è un ragazzino pieno di energia e, sorpresa, molto più gigione del solito. Gioca con le telecamere, passa benevolo una spugna bagnata sulle teste del pubblico, bacia le ragazze nelle prime file e si sdraia per terra in pose da sex-symbol per lui non così abituali. Il tutto per tre ore filate, senza una pausa: quando un brano sta finendo lui è già lì che grida “One, two, three, four” per ripartire con il successivo. A un certo punto si produce addirittura in una scivolata sulle ginocchia che neanche nel 1985. E poi, come è ormai consuetudine nel tour in corso, raccoglie i cartelli fatti dai fan per chiedergli di suonare la loro canzone preferita. Non è uno Springsteen “a gentile richiesta” ma poco ci manca. Stasera tocca, fra le altre, a Hungry Heart, che parte con la sola chitarra acustica e il pubblico che canta in coro per poi esplodere nella versione “a tutta band” che i fan ben conoscono. Ma è tutta la scaletta a essere un’autentica meraviglia. Il ristorante Springsteen, si sa, non offre un menu fisso e ogni serata è diversa dalle altre. Questa però è una sfilata di classici da lasciare a bocca aperta: Spirit In The Night, The Promised Land, Candy’s Room, Racing In The Street, Darkness On The Edge Of Town e Because The Night, scritta assieme a Patti Smith. E poi I’m On Fire e Bobby Jean e i bis con il Detroit Medley, richiesto tramite uno striscione appeso al secondo anello dello stadio, Born To Run e Rosalita. In chiusura, l’immancabile American Land, con il testo a scorrere dietro alla band e, a dimostrazione del fatto che la serata è speciale, una travolgente Twist And Shout.

Ma un repertorio di questa caratura non spiegherebbe, da solo, la ragione per cui chiunque assista a un concerto di Springsteen, scettici compresi, ne rimane inevitabilmente conquistato. Le ragioni di questo “potere” sono in realtà semplici: Springsteen suona e canta come se il concerto in corso fosse l’ultimo della sua vita, come se, risparmiandosi, perdesse per sempre l’occasione di stare vicino al suo pubblico. Un giorno ha detto che lui canta anche per il ragazzo dell’ultima fila, ed è proprio così: bastava osservare il pubblico del terzo anello, lontano dal palco ma più coinvolto che mai. Sotto il palco, invece, si è visto di tutto, compresi due bimbi in età prescolare con i loro bravi tappi nelle orecchie, portati al concerto da genitori che, evidentemente, ritengono sia meglio insegnare fin da piccoli le buone abitudini ai loro figli.

Come sempre, la E-Street Band è in grandissimo spolvero. Giusto, ancora una volta, citarne i componenti uno per uno (come fa lo stesso Springsteen, del resto) perché il concerto è uno straordinario gioco di squadra: Little Steven e Nils Lofgren (chitarre), Clarence Clemons (sax), Roy Bittan (tastiere), Garry Tallent (basso), Max Weinberg (batteria) e l’ultimo acquisto Soozie Tyrrel (violino), oltre a Charles Giordano, già nella Steeger Sessions Band e oggi sostituto in pianta stabile di Federici. Patti Scialfa, la moglie del capobanda, è rimasta di nuovo a casa con i figli adolescenti. Alzi la mano chi si è accorto della sua assenza. Nei giorni scorsi è stato scritto che questo potrebbe essere l’ultimo tour di Springsteen con i suoi vecchi amici. Era stato scritto anche nel 2003 e invece eccoli di nuovo qui. Quella vista a Milano è sembrata tutto fuorché una band al passo d’addio. Se così fosse, il pubblico di San Siro potrà comunque dire di aver assistito al funerale più entusiasmante della storia della musica.

Elenco brani eseguiti

Summertime Blues
Out In The Street
Radio Nowhere
Prove It All Night
The Promised Land
Spirit In The Night
None But The Brave
Hungry Heart
Candy’s Room
Darkness On The Edge Of Town
Darlington County
Because The Night
She’s The One
Livin’ In The Future
Mary’s Place
I’m On Fire
Racing In The Street
The Rising
Last To Die
Long Walk Home
Badlands

Girls In Their Summer Clothes
Detroit Medley
Born To Run
Rosalita
Bobby Jean
Dancing In The Dark
American Land

Twist And Shout

Immagini del concerto

 

  • http://www.deadmanwriting.com deadmanwriting

    Ora… Non ho mai ascoltato Bruce Springsteen come si deve, devo dire la verità…

    Già ieri notte mi ha incuriosito quest’uomo in grado di suonare 3 ore e mezza a fila (non ero al concerto, ho beccato Zuc al ritorno da Milano (cioè mentre di connetteva a msn, io sono in Inghilterra)).. Per il gusto di suonare per chi lo ascolta…

    Beh meriterà, seppur tardivamente, l’onore di essere ascoltato dalle mie orecchie…ù

    PS: ZUC MI HAI OSCURATO LA POESIA CON STO POST… MALEDETTO!!! :P

  • dead.ZazzA

    Ora… Non ho mai ascoltato Bruce Springsteen come si deve, devo dire la verità…

    Già ieri notte mi ha incuriosito quest’uomo in grado di suonare 3 ore e mezza a fila (non ero al concerto, ho beccato Zuc al ritorno da Milano (cioè mentre di connetteva a msn, io sono in Inghilterra)).. Per il gusto di suonare per chi lo ascolta…

    Beh meriterà, seppur tardivamente, l’onore di essere ascoltato dalle mie orecchie…ù

    PS: ZUC MI HAI OSCURATO LA POESIA CON STO POST… MALEDETTO!!! :P